Mobile: +39 3397786192 archeodomani@gmail.com
RA-TA-TA-TA, BANG-BANG. Si gioca al Museo delle Mura!

RA-TA-TA-TA, BANG-BANG. Si gioca al Museo delle Mura!

di Lorenzo Dell’Aquila

Fino al 1 Marzo 2020 il Museo delle Mura, a Roma, ospita una mostra dal titolo curioso: RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, si gioca. Negli spazi di Porta San Sebastiano, parte della struttura difensiva dell’antica città, sono esposti modellini, cavalli a dondolo, automobiline a pedali, bambole facenti parte della Collezione di Giocattoli Antichi. 

Si tratta di una delle collezioni più vaste al mondo, composta da oltre 30.000 tra articoli accessori, con pezzi risalenti addirittura al XVII secolo. Nata dalla passione dell’antiquario svedese Peter Pluntky (fondatore del Leksakmuseum di Stoccolma) e acquisita dal collezionista italiano Leonardo Servadio, la raccolta fu acquistata nel 2005 dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Secondo i progetti del Comune di Roma, infatti, sarebbe dovuta diventare il fulcro del “Museo del Gioco e del Giocattolo” da allestire nelle storiche scuderie reali di Villa Ada Savoia che per l’occasione sarebbe state ristrutturate. Come purtroppo accade spesso il Museo non è mai stato realizzato, e i giocattoli (tra cui 3000 libri e 400 fotografie storiche di bambini e dei loro giochi) sono stati depositati presso la Centrale Montemartini. 

Il nucleo principale dell’esposizione è costituito dai giochi “di guerra” come aerei, navi, armi, carri armati, fortini e soldatini. Oltre a questi, sono visibili bambole, pupazzi, due modellini di macchine a pedali del 1940, un cavallo a dondolo diventato simbolo del Leksakmuseum e riproduzioni dei più celebri personaggi Disney datati tra il 1940 e il 1960.

Anche se i modellini solleticano la curiosità, l’interesse o i ricordi dei più grandi, la mostra è particolarmente adatta ai bambini. Proprio per questo, però, sono evidenti alcuni limiti della location. L’antica Porta Appia è sicuramente un contesto perfetto per la sezione principale, “armata”, dell’esposizione. Ma è una struttura antica. Con, come è normale che sia, qualche gradino poco visibile, ripide scale d’accesso ai piani espositivi e alcuni passaggi un po’ angusti che rendono complicata la visita proprio ai piccoli utenti a cui la mostra è rivolta e a chi li accompagna (e, a volte, ne deve frenare l’entusiasmo).

RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, si gioca

fino al 1 Marzo 2020

Roma, Museo delle Mura.

Arte Ritrovata: patrimonio comune in mostra ai Musei Capitolini.

Arte Ritrovata: patrimonio comune in mostra ai Musei Capitolini.

di Lorenzo Dell’Aquila

La mostra, allestita fino al 26 gennaio 2020 nelle sale al pianterreno di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini, racconta, attraverso un interessante mosaico di testimonianze archeologiche e artistiche, le moltissime opere restituite alla comunità grazie all’impegno dell’Arma dei Carabinieri per il recupero e la salvaguardia del nostro Patrimonio Culturale. La selezione di opere, sequestrate e custodite presso i depositi di importanti musei italiani o restituiti alle proprie sedi originarie rappresentano il ,ungo e faticoso lavoro di studio e di azione degli investigatori. Provengono da sequestri a grandi ricettatori o a collezionisti, inseriti nella ramificata trama del commercio internazionale (che ha alimentato anche prestigiose collezioni di musei stranieri, come nel caso dei frammenti di affreschi di una villa dell’area vesuviana restituiti dal Getty Museum di Malibu e dal Metropolitan di New York). Una sezione speciale è dedicata a una delle più importanti operazioni condotte dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale negli ultimi anni: l’operazione “Andromeda”. Il 25 giugno 2010 più di trecento reperti archeologici, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., sono stati rimpatriati dal porto franco di Ginevra dopo un lungo e complesso lavoro di indagine, iniziato nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma: loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylix calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri nuragici. Il valore patrimoniale complessivo (sul mercato illecito il valore di un’opera è molto spesso determinato sulla base della grandezza in centimetri) delle opere recuperate nell’operazione Andromeda ha superato i quindici milioni di euro.

Tra le opere in mostra si segnalano anche la statua dell’Artemide marciante di età augustea, oggetto di scavo clandestino nell’area di Caserta e recuperata al termine di complesse indagini nel 2001, il frammento di sarcofago con rappresentazione della battaglia fra Greci e Amazzoni e il rilievo di Ercole e Onfale. Il percorso espositivo non si limita ad opere di carattere archeologico. E’ possibile ammirare anche tre dei cinque dipinti rubati nel 1999 proprio dalle collezioni dei Musei Capitolini: il San Giovanni Battista del Guercino, la Sacra Famiglia con i Santi Francesco e Caterina d’Alessandria di Ludovico Carracci e L’Adorazione dei Magi di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo. Concludono l’esposizione due curiose maioliche devozionali, entrate nell’Ottocento nella collezione di Milziade Magnini, successivamente acquisita ed esposta al Museo della Ceramica di Deruta. 

Nelle tre piccole sale che compongono la mostra, queste opere d’arte – pur se diversissime tra loro – ci invitano a non dimenticare, o non sottovalutare, l’importanza del patrimonio comune il cui valore, per quanto alto possa essere sul mercato clandestino, non sarà mai equivalente a quello inestimabile della conoscenza.

L’ARTE RITROVATA

 7 giugno 2019 – 26 gennaio 2020

Roma, Musei Capitolini.

Aquileia. La Porta di Roma compie 2200 anni.

Aquileia. La Porta di Roma compie 2200 anni.

di Lorenzo Dell’Aquila

Aquileia compie 2200 anni. L’anniversario è celebrato, fino al 1 dicembre 2019, presso il Museo dell’Ara Pacis con la mostra (resa possibile dalla collaborazione tra Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Fondazione Aquileia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia) “Aquileia. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente”.

Fondata nel 181 a.C., fu in età romana una città ricca e popolosa (quarto centro dell’Impero, dopo Roma, Milano e Capua), porto commerciale tra i più fiorenti dell’Adriatico, testimone del primo cristianesimo e centro d’arte medievale tra i più importanti del mondo. Sede di un principato ecclesiastico, il Patriarcato, dal 1077 alla conquista veneziana del 1420. Annessa al Sacro Romano Impero e successivamente all’Impero austro-ungarico, ritornò italiana nel Novecento, quando fu la prima città ad essere riconquistata durante la Prima Guerra Mondiale.

I reperti esposti, provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, raccontano la complessa eredità storica della città e il valore del suo patrimonio storico-artistico e archeologico. Tra i tanti, si segnalano per fascino e unicità, il piatto d’argento con allegoria della fertilità (risalente al I sec. a.C., interpretato come commemorazione del trionfo di Marco Antonio dopo la campagna militare in Armenia, celebrato senza l’avallo del Senato di Roma), l’altare con la personificazione di Aquileia inginocchiata ai piedi di Roma (relativo all’episodio dell’assedio di Massimino il Trace, quando la popolazione si schierò contro l’usurpatore al fianco degli imperatori designati Pupieno e Balbino), il volto di baccante in ambra, il mosaico con tessere in pasta vitrea con la raffigurazione di pavone proveniente dal complesso basilicale paleocristiano.

A chiudere l’esposizione due interessanti approfondimenti. Rivelazioni fotografiche di Aquileia, i suggestivi scatti del fotografo Elio Ciol (presente con le sue opere nelle collezioni del Metropolitan Museum di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra, del Museo internazionale della fotografia di Rodchester, dell’Arts Institute di Chicago) che da decenni documenta i resti archeologici e monumentali visibili ad Aquileia, e la sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale e al Milite Ignoto. E’ proprio nella basilica di Aquileia, infatti, che nel 1921 furono accolte le undici salme di soldati senza nome tra cui Maria Bergamas, madre di un soldato disperso, scelse quella che, avvolta nel tricolore esposto in mostra, fu trasferita a Roma e tumulata presso l’’Altare della Patria al Vittoriano.

AQUILEIA. PORTA DI ROMA VERSO I BALCANI E L’ORIENTE.

9 Novembre 2019 – 1 Dicembre 2019

Museo dell’Ara Pacis, Roma

Pompei e Santorini. Un dialogo tra vita e morte in mostra a Roma.

Pompei e Santorini. Un dialogo tra vita e morte in mostra a Roma.

di Lorenzo Dell’Aquila

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha affascinato e continua ad affascinare l’immaginario collettivo, personale, culturale e artistico. E uguale fascinazione è esercitata dalle scoperte archeologiche che la riguardano. Scoperte che hanno permesso di portare alla luce brandelli di una storia remota, sepolta (nel vero e più macabro senso della parola) ma perfettamente in grado di parlare al presente.

Quando il 23 marzo del 1748 per volere della dinastia borbonica prende il via il primo cantiere archeologico nella zona di Civita a Pompei, il “secolo del lumi”, abituato a confrontarsi con i fasti, le glorie e le maestosità del passato, viene di colpo sconvolto dalla “miseria” della vita quotidiana. L’antichità non è più rappresentata solo da ricchi paramenti, architetture meravigliose, edifici imponenti ma dalla quotidianità nei suoi aspetti più intimi e comuni. Quello sconvolgimento non avrà più fine. Diventerà “energia” per la ricerca, per l’indagine.
Ne sono indiscutibilmente simbolo i calchi in gesso. La tecnica, messa a punto da Giuseppe Fiorelli(direttore degli scavi di Pompei a cavallo dell’Unità d’Italia) ci ha restituito la presenza di persone impaurite, disperate, in alcuni casi rassegnate, abbracciate. Lo stesso Fiorelli parlò del suo metodo come di “calchi rapiti alla morte” prefigurando, in una lettera al Giornale di Napoli, che, da quel momento in poi, la storia non si sarebbe più studiata sul bronzo delle statue “ma sugli esseri viventi”.

In un clima culturale e scientifico completamente diverso, il dibattito scientifico-culturale sul rapporto tra catastrofe/morte e scoperta/vita ha tratto nuova linfa dall’individuazione nel 1967 dell’insediamento risalente all’età del bronzo di Akrotiri, a Santorini. Antico centro minoico distrutto da una spaventosa eruzione nel 1613 a.C. (evento datato dagli studiosi al periodo precedente al mese di giugno, per la sistematica assenza di residui organici nei vasi da conserva portati alla luce). Attualmente gli scavi hanno portato alla luce circa un decimo del sito ed hanno restituito, sotto lo spesso strato di cenere vulcanica, ceramiche, edifici e affreschi (come ad esempio “le adoranti”, esposte al pubblico per la prima volta, e i cosiddetti “dipinti dei pescatori”)  in perfetto stato di conservazione. Esattamente come accade a Pompei, grazie all’indagine archeologica viene riportata in vita una civiltà ricca e complessa, evocando – se non addirittura sublimando – allo stesso tempo l’evento tragico che ne ha segnato la fine.

La mostra non propone un semplice confronto tra i due siti, ma un dialogo continuo tra le due civiltà del passato e i nostri giorni – molto interessante l’integrazione nel percorso di visita di opere moderne e contemporanee (da Turner a Warhol a Burri). Un dialogo ricco di speranza, in cui la “morte” (il passato) è restituita alla “vita” (il presente) come reperto organico, cristallizzato, attraverso l’arte.

POMPEI E SANTORINI. L’ETERNITA’ IN UN GIORNO.

11 Ottobre 2019 – 6 gennaio 2020

Scuderie del Quirinale, Roma.

CAMPAGNA DI SCAVO ARCHEOLOGICO “DOMO 2019”

CAMPAGNA DI SCAVO ARCHEOLOGICO “DOMO 2019”

Si svolgerà dal 21 Luglio al 17 Agosto la campagna di scavo archeologico “DOMO 2019”.

PERIODI DI SCAVO 

1° settimana dal 21 al 27 Luglio

2° settimana dal 28 Luglio al 3 Agosto

3° settimana dal 4 al 10 Agosto

4° settimana dall’11 al 17 Agosto

scavo archeologico Domo Bibbiena Arezzo

Le attività di scavo, articolate in moduli settimanali, sono rivolte a studenti, universitari e appassionati di archeologia, e saranno coordinate da archeologi professionisti. Il lavoro di ricerca si svolgerà presso il complesso termale romano situato nella località di Domo (comune di Bibbiena, Arezzo), una delle più importanti realtà archeologiche del Casentino.

Il programma della Campagna di Ricerca Archeologica prevede attività di scavorilievo documentazione dei reperti ritrovati. Il lavoro sul cantiere si svolgerà dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 17.00, con un’ora di pausa pranzo, e saranno arricchiti da una serie di approfondimenti sulle metodologie di indagine archeologica e dallo studio(lavaggio, siglatura, documentazione e catalogo) dei materiali rinvenuti. La direzione scientifica dello scavo è affidata al dott. Alfredo Guarino, coordinato da un’equipe di responsabili qualificati.

Al termine della Campagna di Ricerca Archeologica verrà rilasciato un attestato di partecipazione e collaborazione con Archeodomani indicante la tipologia di attività svolta, il periodo e il numero di ore. Qualora si volesse utilizzare l’attestato per il riconoscimento di crediti universitari e/o scolastici, si prega di contattare preventivamente l’Ufficio Tirocini dell’Università o dell’Istituto per chiedere l’eventuale modulistica specifica che il Direttore Scientifico della Campagna di Ricerca Archeologica compilerà al termine del periodo di partecipazione.

Il costo di iscrizione al campo di scavo è di 215,00€ a settimana. Sono previste riduzioni per periodi superiori. Il costo è comprensivo di vitto, alloggio, assicurazione e iva (22%).

CONTATTATECI PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

RISULTATI “DOMO 2018”

RISULTATI “DOMO 2018”

La campagna di scavo realizzata da Archeodomani tra Luglio ed Agosto 2018, con la direzione scientifica di Alfredo Guarino, sul sito di Domo (Bibbiena, AR) è stata contemporaneamente impostata sulla parziale riapertura di aree già indagate nelle campagne precedenti e sull’indagine di nuovi settori.

Due le aree di intervento: la prima posta ad Ovest delle Grandi Terme ed a Sud del cosiddetto Plesso Nord, finalizzata all’indagine degli ambienti 17 e 18, parzialmente indagati nelle campagne precedenti; l’altra posta a Nord-Est delle Grandi Terme, tesa all’indagine delle prime strutture murarie non direttamente legate ai grandi plessi già conosciuti.

Ambienti 17-18

Scopi del saggio erano la definizione dell’estensione e forma degli ambienti e l’indagine delle stratigrafie, verificandone la similarità o meno con quelle degli ambienti limitrofi già scavati. Per quanto riguarda l’ambiente 17, si è riscontrata in primo luogo la fitta presenza di buchette circolari, relative a tracce di coltivazioni e pertinenti a fasi medioevali o postmedioevali di frequentazione del sito. Tali interventi intaccavano lacerti di stratigrafie collegabili alle fasi di abbandono del sito, anch’essi già attestati e, come verificato altrove, probabilmente in parte danneggiati da lavori agricoli moderni. Al di sotto si è identificata la prosecuzione del grande livello di frequentazione, già attestato negli ambienti 15 e 16, collegabile con la fase di vita delle terme e posto in copertura delle creste dei muri degli ambienti, a testimonianza di una loro defunzionalizzazione e demolizione in questa fase. Asportato questo strato, sono stati identificati scarichi di elementi litici e laterizi, intaccati in antico da interventi di scasso e risarciture. 

L’asportazione di questi elementi ha segnato la fine delle attività per l’esaurirsi del tempo a disposizione per l’indagine. La similarità con le sequenze stratigrafiche indagate negli anni precedenti (in particolar modo nell’ambiente 15) è evidente: interventi post classici legati a coltivazioni che intaccano gli strati di abbandono, a loro volta posti in copertura dell’ultimo livello di frequentazione (relativo alla ristrutturazione dell’area in un probabile spazio aperto che fiancheggia l’edificio termale). Il livello di frequentazione a sua volta oblitera e regolarizza l’area all’indomani della demolizione degli ambienti. Al di sotto di esso si identificano i probabili strati di preparazione e consolidamento al piano (con segni di rilavorazione: scassi e ricolmature). E’ molto probabile che, sulla falsariga degli ambienti vicini, le prossime campagne permetteranno l’identificazione dei veri e propri piani pavimentali dell’ambiente (o dei loro lacerti) e delle preparazioni agli stessi. Allo stato attuale, l’ambiente sembrerebbe aperto sul lato Ovest.

Le indagini delle stratigrafie dell’ambiente 18 si sono viceversa arrestate all’identificazione degli interventi postclassici (anch’essi consistenti in serie di buchette alle quali si aggiunge una grande buca rettangolare – tipo di intervento anch’esso già noto nelle aree limitrofe), al lacunoso livello sottostante di abbandono ed a strati relativi al livello di frequentazione collegabile alle terme.

All’interno di esso, infatti, si è rinvenuta una lacunosa ma forte presenza di semi carbonizzati, consistenti probabilmente in grano con, forse, molto più rari vinaccioli, la cui messa in luce, documentazione e parziale asportazione ha richiesto tempi lunghi d’intervento. Per quanto riguarda il perimetro dell’ambiente 18, non è stata ancora identificata la chiusura a S, mentre vi è una sezione del lato Ovest, ma non ancora i punti di contatto con i muri Nord e Sud. 

Area a NE delle Grandi Terme

Il saggio in questione costituiva l’ampliamento ad Est di uno dei saggi della campagna di scavo 2017. Scopo principale era il prosieguo della messa in luce di una unità stratigrafica muraria identificata lo scorso anno che aveva suscitato notevole interesse: il muro non appariva, infatti, connesso a nessuno dei due grandi plessi vicini (Grandi Terme e cd. Plesso nord), e, compatibilmente con la scarsa estensione messa in luce, non sembrava neppure strettamente coorientato alle grandi strutture vicine.

Le attività di scavo nel saggio del 2018, da ritenersi pressoché ultimate, hanno permesso di focalizzare due elementi di particolare interesse. 

In primo luogo sono state identificate presenze postclassiche consistenti in un leggero muretto Nord-Sud di ciottoli non legati, del tutto comparabile (e coorientato) con analoghe strutture rinvenute più a Sud nel 2010. 

Il muretto è poi da porre in connessione con strati orizzontali con matrice terrosa giallastra, ben conosciuta e variamente individuata, nel corso degli anni, nell’assoluta maggioranza dei casi come riempimento di buche postclassiche (ma mai finora attestata in stratigrafie orizzontali).

In secondo luogo, per quanto concerne il muro identificato lo scorso anno, ne è stata effettivamente individuata la prosecuzione, ma la nuova porzione messa in luce è risultata probabile oggetto di scasso e parziale demolizione in antico e di un successivo risarcimento leggermente diverso – a quanto sembra – per tecnica e orientamento. Anche in questo caso il relativamente ristretto campo di indagine non permette un’analisi definitiva che viene rimandata alle prossime campagne di scavo.

Da segnalare, oltre l’ampia campionatura di semi carbonizzati, il rinvenimento di uno spillone bronzeo frammentario e di un quinario argenteo databile al 99 a.C.