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La basilica sommersa di Nicea nasconde un segreto?

La basilica sommersa di Nicea nasconde un segreto?

Davanti alle prime immagini delle strutture di un’antica chiesa sommersa sotto le onde del lago turco di Iznik (l’antica Nicea, 130 km a sud-est di Istanbul, nella provincia di Bursa), Mustafa Şahin, archeologo dell’Università di Bursa Uludağ, non riusciva a credere ai suoi occhi.

“Quando gli ispettori dell’amministrazione locale mi hanno mostrato le fotografie aeree del lago, sono rimasto a bocca aperta nello scorgere chiaramente sotto la superficie dell’acqua i resti di un’edificio religioso” ha detto Şahin a Live Science in una e-mail. “Nonostante dal 2006 stia curando campagne di ricerca archeologica a Iznik, non mi ero mai imbattuto in strutture di questa importanza”.

Le rovine dell’antica chiesa, con le tre navate e l’abside ancora riconoscibili con chiarezza, si trovano a circa 50 metri dalla riva, ad una profondità di 3 metri.

Nel corso dello scavi subacquei effettuati da Şahin e dal personale del Museo Archeologico di Iznik, resi ancor più complicati dal clima caldo della regione che favorisce il proliferare di alghe e la conseguente riduzione della visibilità, sono state individuate anche diverse sepolture sotto uno dei muri principali della basilica, e le monete in esse contenute hanno permesso di ricostruire la cronologia dell’insediamento. Risalgono ai regni degli imperatori Valente (364-378 d.C.) e Valentiniano II (375-392 d.C.), e fissano quindi la costruzione dell’edificio di culto al 390 d.C.

Probabilmente dedicata al martire paleocristiano Neophytos, San Neofito, messo a morte proprio a Nicea dai Romani nel 303 d.C., durante il regno dell’imperatore Diocleziano, la basilica venne distrutta da un terremoto nel 740 d.C. e progressivamente ricoperta dall’acqua.

Ma le sorprese non sono finite. Sotto di essa, infatti, sembra nascondersi un altro tesoro. Il ritrovamento di alcune monete (e dei frammenti di una lucerna) fa ipotizzare una datazione ancora precedente. “Potrebbe esserci un tempio” – si è chiesto Sahin – “sotto i resti della basilica?”. Secondo documenti d’epoca romana, infatti, l’imperatore Commodo, edificò un tempio dedicato ad Apollo a Nicea, al di fuori delle fortificazioni della città.

Vista l’importanza del sito, Mustafa Şahin ha chiesto che l’area diventasse sede del primo museo archeologico subacqueo della Turchia. Il progetto, che ha trovato l’appoggio di Alinur Aktaş (ex sindaco di Bursa e influente politico locale) prevede la realizzazione di una torre per permettere di vedere le rovine dalla riva, una passerella sul lago, sopra il sito, e una stanza sommersa con pareti di vetro direttamente al livello della navata principale della basilica. I lavori sono in corso, e l’apertura per i primi visitatori è al momento prevista per il 2019.

I legionari romani e i soldati cartaginesi sono tornati a Canne.

I legionari romani e i soldati cartaginesi sono tornati a Canne.

Canne della battaglia rievocazione storicaDa Venerdì 21 a Domenica 23 Settembre 2018, il Parco archeologico di Canne della Battaglia (Barletta) si è animato grazie alle attività dell’Associazione di studio e rievocazione storica “Mos Maiorvm” che, in collaborazione con l’Antiquarium di Canne della Battaglia, ha ricostruito gli accampamenti dei legionari romani e dei soldati di Annibale proprio nella valle del Basso Ofanto, in quei luoghi teatro del celebre scontro fra Romani e Cartaginesi.

I gruppi di scolaresche e di turisti provenienti da tutta Italia hanno potuto visitare le tende completamente allestite, vedere all’opera i soldati, conoscere tutti gli aspetti della vita quotidiana in un campo militare al tempo della Seconda Guerra Punica. E, semplicemente attraversando la strada, seguire un lungo e affascinante percorso che include l’Antiquarium, i notevoli resti di epoca romana, paleocristiana e medievale sulla cosiddetta “cittadella” e infine l’antico villaggio con sepolcreto in località Fontanella. In particolare nell’Antiquarium il consistente nucleo di materiale archeologico documenta la lunga continuità di vita di Canne dalla Preistoria al Medioevo.

SI E’ CONCLUSA LA CAMPAGNA DI SCAVO “DOMO 2018”

SI E’ CONCLUSA LA CAMPAGNA DI SCAVO “DOMO 2018”

Nelle parole del direttore scientifico Alfredo Guarino, un primo resoconto della Campagna di Ricerca Archeologica “Domo 2018” condotta tra Luglio ed Agosto a Bibbiena in località Domo/Castellare.

Alle attività di scavo, documentazione e lavoro sui materiali hanno partecipato studenti, professionisti e appassionati, coordinati dalla nostra equipe di archeologi.

Come ogni anno, un sincero ringraziamento al Comune di Bibbiena e al Museo Archeologico del Casentino per l’accoglienza e la disponibilità dimostrata.

QUINARIO D’ARGENTO RITROVATO A DOMO

QUINARIO D’ARGENTO RITROVATO A DOMO

Abbiamo terminato l’intervento di pulizia della moneta d’argento portata alla luce nel corso della campagna di scavo “Domo 2018

Quinario d’argento ritrovato durante la campagna di scavo “Domo 2018”

Sulle due facce sono tornate perfettamente visibili la testa di Giove, la Vittoria (in piedi, nell’atto dell’incoronazione di un trofeo) e l’iscrizione P.SABIN.

Gli elementi confermano il confronto con un quinario d’argento di Publio Vettio Sabino del 99 a.C.

Anche lo strato di provenienza è molto interessante: si tratta infatti del piano di calpestio che copre gli ambienti demoliti in occasione della ristrutturazione generale dell’area in complesso termale. La presenza della moneta fornisce quindi un orizzonte cronologico del periodo di creazione ed uso di tale piano, prima del quale si deve quindi situare l’edificazione delle terme.

Nelle immagini vi mostriamo gli strumenti utilizzati, tra cui l’endoscopio per l’ingrandimento (che permette all’operatore di avere su computer una visione più nitida dei particolari) e la penna abrasiva con refill in fibra di vetro con cui è stata effettuata la pulizia.

 

Endoscopio per l’ingrandimento

Penna abrasiva con refill in fibra di vetro con cui è stata effettuata la pulizia

A CASTEL SANT’ANGELO IN MOSTRA UNA ROMA CHE NON C’E’ PIU’. la Lettera A, 7/18 – I

A CASTEL SANT’ANGELO IN MOSTRA UNA ROMA CHE NON C’E’ PIU’. la Lettera A, 7/18 – I

Serate non solo all’insegna della movida sul lungotevere. A Castel Sant’Angelo, la manifestazione Teverestate, in corso fino al 2 settembre, ospita una curiosa e suggestiva mostra fotografica.

20 pannelli raccontano la storia della cosiddetta “Spina di Borgo”, l’area della città compresa tra Castel Sant’Angelo e piazza San Pietro e rasa al suolo per fare spazio alla realizzazione di via della Conciliazione.
In realtà, già ai primi dell’800, Giuseppe Valadier fu invitato dall’amministrazione francese ad elaborare un progetto che prevedesse la demolizione della “Spina” e la realizzazione di una lunga passeggiata fino al porto di Ripetta. E dopo l’unità d’Italia, i nei diversi piani regolatori della città furono inserite proposte sempre discordanti.

L’11 febbraio 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, si presentò l’occasione per affrontare definitivamente la questione, celebrando con la realizzazione di un monumentale asse viario che collegasse Castel Sant’Angelo alla Basilica di San Pietro la riconciliazione ufficiale tra lo Stato Italiano e la Santa Sede.
Nel 1935 gli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli furono incaricati di studiare le possibilità dell’intervento.
I lavori ebbero inizio il 29 Ottobre 1936. Fu Benito Mussolini stesso a dare il primo colpo di piccone, dalla cima del tetto di una abitazione.

E solo un anno dopo, l’8 Ottobre 1937, la visuale tra i due luoghi-simbolo di Roma era completamente libera.

La mostra però non si limita alla cronaca delle attività di demolizione. Alle foto che permettono di ricostruirne sia le fasi salienti che i momenti intermedi, infatti, si affiancano delle vere e proprie chicche di romanità. Come la documentazione sul Ponte degli Alari, realizzato nel 1889 come alternativa a ponte Sant’Angelo e smantellato nel 1922 dopo la realizzazione di ponte Vittorio Emanuele II, o le curiosità sul celebre “barcone del Ciriola”, pittoresco personaggio che col suo galleggiante attrezzato a stabilimento balneare si muoveva nel Tevere con la disinvoltura di un’anguilla di fiume. Una “ciriola”, appunto.

“L’idea – come hanno spiegato Walter Candiloro e Massimo Casavecchia, i due cittadini che hanno curato l’iniziativa – era quella di regalare uno sguardo su un passato recente ma poco conosciuto”.

Un’idea particolarmente apprezzata dai tanti romani e turisti che, lungo il Tevere, cercano un’alternativa al caldo estivo.